Progetto Riccio di Mare
Le Aree Marine Protette: è sempre vantaggioso proteggere?
Uno studio sulle popolazioni di ricci dell'Area Marina Protetta di Ustica esemplifica come a volte semplice protezione non basta.
Nessuno contesta che l'istituzione ormai ventennale dell' AMP "Isola di Ustica" abbia avuto una ricaduta positiva nel quadro socio economico dell'isola. Luoghi che sono avvertiti come "marginali" dagli abitanti possono riacquistare una propria centralità anche attraverso l'istituzione di una AMP.
È in ogni modo vero che con l'applicazione della semplice e anche rigorosa protezione si possono verificare processi biologici imprevisti che rischiano di oscurare i successi ottenuti.
Con l'istituzione della protezione si attendeva l'aumento del popolamento ittico costiero e la ricostituzione delle popolazioni bersagliate della pesca subacquea. La cernia bruna (Epinephelus marginatus) era, fra tutte, la specie più rarefatta. I risultati attesi si sono verificati, ma con modi diversi e variabili fra i molti protagonisti coinvolti.
Le cernie si sono moltiplicate, ma ancor più sembrano essere aumentate salpe, occhiate e talassomi. L'aumento sembra più evidente per queste specie, che vivono in banchi con forte gregarismo e sono particolarmente attratte dall'uomo. Sarebbero invece diminuiti i polpi, predati dalle cernie, e le castagnole, a causa della competizione con i talassomi.
Modificazioni più appariscenti sono osservabili nella taglia individuale, che è aumentata nelle specie meno soggette a pesca, inclusa quella praticata di frodo.
Un risultato del tutto inatteso per molti fautori della protezione (già riscontrato invece in altre esperienze) è stato l'aumento improvviso delle popolazioni dei ricci di mare Paracentrotus lividus, il cosiddetto "riccio femmina" e Arbacia lixula, "il riccio maschio", che in pochi anni, con il loro intenso pascolo, hanno completamente trasformato la fascia superficiale sommersa e ne hanno drasticamente abbassato la biodiversità.
Per i conoscitori dell'AMP e del comportamento delle specie marine, il risultato era abbastanza scontato, tanto da avere suscitato forti perplessità circa le misure di protezione introdotte, rispetto a una politica di gestione più strutturata.
Il drastico e rapido aumento delle densità delle due specie di ricci, trovandoci in condizioni di quasi assenza dei loro predatori naturali, gli Sparidi (Diplodus sargus e D. vulgaris), sembra conseguente al divieto di raccolta, diligentemente rispettato.
Secondo tutte le osservazioni, l'improvvisa sospensione dei prelievi avrebbe un effetto scatenante, su specie animale a tipica strategia invasiva, come sono i ricci. Questo effetto continuerebbe fino alla comparsa di un competitore efficace.
La moltiplicazione incontrollata lungo l'intera fascia superficiale della costa ha causato la distruzione della copertura algale. Lungo l'intero perimetro dell'isola sono comparse chiazze di roccia nuda, che si sono via via allargate e riunite in un continuum fino a formare un intero perimetro privo di qualsiasi insediamento diverso dalle popolazioni di ricci. La fascia di roccia decorticata si è estesa verticalmente fino a raggiungere la profondità di una decina di metri, ed ha sempre più coinvolto la distruzione della Posidonia oceanica, che inizialmente era sembrata immune al pascolamento. Si è formato così un tipico "barren", come un'area desertica sottomarina fortemente soggetta all'erosione, costituto da roccia nuda e da alghe corallinacee incrostanti.

Il fenomeno non è inedito, e si è verificato in molte aree soggette a protezione integrale, tanto da esserne oggi considerato una normale conseguenza. In questa situazione, è ardua la scelta degli interventi di gestione, e il Ministero dell'Ambiente ha deciso di finanziare un progetto del Dipartimento di Biologia Animale dell'Università di Palermo, con la collaborazione del Dipartimento per lo Studio del Territorio e delle Sue Risorse dell'Università di Genova e dei ricercatori dell'IAMC-CNR di Castellammare del Golfo, sotto la responsabilità scientifica del Prof. Silvano Riggio dell'Università di Palermo.
Il progetto, intitolato "Monitoraggio delle popolazioni di Paracentrotus lividus e Arbacia lixula ai fini della tutela della diversità biologica dell'AMP Isola di Ustica", articolato in quattro diversi moduli, dovrà chiarire molti punti oscuri sulla biologia di questi due echinodermi.
Saranno raccolte informazioni sulla dinamica delle loro popolazioni, sulla riproduzione, sull'alimentazione, sui possibili predatori e sull'impatto che P. lividus e A. lixula hanno sul popolamento macroalgale.
Infine, e soprattutto, si cercherà di chiarire se in un ambiente desertificato come quello del barren, le due specie sono in competizione fra loro o abbiano nicchie trofiche diverse, sfruttino cioè risorse differenti.
Il progetto triennale si propone di studiare tre siti dell'isola. In due di questi ancora avviene la pesca di P. lividus (Punta Gavazzi e Punta Pagliaro, zona C), mentre l'altro si trova in zona di riserva e verrà utilizzato come controllo (Cala Sidoti, zona A di protezione integrale).
L'analisi dell'andamento delle densità, delle classi di taglia e delle condizioni trofiche e riproduttive consentirà di esprimere un giudizio sulle condizioni e sullo stato delle popolazioni dei ricci dell'AMP di Ustica, in condizioni di prelievo o meno di P. lividus. Si potrà affermare se siamo di fronte a popolazioni in crescita o se siamo di fronte ad una popolazione matura che andrà incontro ad un decremento numerico naturale. Il progetto ha inoltre lo scopo di capire se le condizioni riproduttive delle due specie siano influenzate dalla disponibilità di cibo.
I risultati preliminari della ricerca, presentati al congresso della Società Italiana di Ecologia (Torino 12-14 Settembre 2005), dalla Dr.ssa M. Chiantore (Dip.Te.Ris. Università di Genova) e dalla Dr.ssa P. Gianguzza (Di.Ba. Università di Palermo) suggeriscono che le due specie non sono in competizione. Nel barren avrebbero nicchie trofiche diverse, nonostante in letteratura ci siano pareri contrastanti. Inoltre, sembrerebbe che la popolazione di P. lividus nell'area protetta sia una popolazione "anziana", che non offre spazio ai giovani, con una forte competizione intraspecifica. Al contrario, le popolazioni presenti dove è permessa la pesca sembrerebbero essere in crescita.
Questi risultati preliminari aprono nuovi quesiti circa gli effetti positivi del divieto di prelievo e sull'opportunità di una eventuale rotazione delle aree di divieto.
(30 ottobre 2005. il testo originale, qui leggermente adattato, è di Paola Gianguzza e Mariachiara Chiantore, le immagini sono di Ilaria Vielmini)
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